Calendario 2017/18


Salsomaggiore

Inaugurazione IX SlowFlute Festival

15 Agosto ore 21.30
– P.zza Liberta'

Napule e' mille culture....
Claudio Ferrarini flauto 
Gino Zambelli fisarmonica

Paolo Pellegatti batteria
Riccardo Paini chitarra e basso

18 Agosto - ore 17.40 – Salone Moresco P.zzo Congressi
Rossini mon Amour...
Claudio Ferrarini flauto
Sergio Piccone Stella piano

25 Agosto - ore 17.40 –Salone Moresco P.zzo Congressi
Quando i quadri suonano...
Chiara Nicora piano
Ferdinando Boroffio piano

1 Settembre - ore 17.40- Salone Moresco P.zzo Congressi
La musica che non piace a Poutin
Claudio Ferrarini flauto
Aki Kuroda piano

8 Settembre - ore 17.40 – Palazzina Warowland
Quando si suonava forte e piano
Michele Bolla fortepiano

16 Settembre - ore 18.10 – Grand Hotel
Gli affetti speciali di Nino Rota....
Claudio Ferrarini flauto
Emanuela Battigelli arpa

22 Settembre - ore 21.00 – Tempietto la Pagoda Salsomaggiore Terme
Da Bach.. alla mazurca di Migliavacca...
Claudio Ferrarini flauto

22 Settembre - ore 21.00 – Busseto Salone Barezzi
Arie da mezzo...soprano....
Ida Mari a Turrii mezzo mezzo soprano
Stefano Romani piano

29 Settembre - ore 21.00 –Busseto Salone Barezzi
La musica che non piaceva a Stalin...
Vadim Tchijik violino

Anna Carrere piano

14 Ottobre - ore 17.40 –Salone Moresco P.zzo Congressi
Sinfonie d'autore...
Luca Magni flauto
Davide Martelli piano

Davide Tremaroli cello

23 Dicembre - ore 21.15 –Salone Moresco P.zzo Congressi
Quei suonati dei cartoni animati
Claudio Ferrarini flauto solista
Claudio Bompensieri direttore
Il Complesso Bandistico “Citta
di Salsomaggiore Terme


27 Dicembre - ore 21.15 –Salone Moresco P.zzo Congressi
Marco Polo ...oltre gli spaghetti...
Claudio Ferrarini flauto
Li Nan flauto

Ayumi Mastumoto piano

6 Gennaio 2018 - ore 17.30 –Salone Moresco P.zzo Congressi
Il Carnevale degli animali...
Sara Catellani ballerina
Claudio Ferrarini flauto
Ayumi Mastumoto
piano

SALSOMAGGIORE TERME

Salsomaggiore come citta' termale, nasce ai primi del secolo XIX per merito del suo medico condotto, il Dott. Lorenzo Berzieri (che dara' il nome alle monumentali Terme Berzieri, famose nel mondo per l'unicita' del loro stile Liberty ricco di motivi orientaleggianti), il quale, per primo sperimento' la terapeuticita' delle sue acque salsobromoiodiche, conosciute ed utilizzate sin dall'antichita' per l'estrazione del sale,guarendo una grave forma di osteite una bambina giudicata clinicamente inguaribile.

Da allora il piccolo "Borgo del Sale", come era chiamata la cittadina, utilizzo' terapeuticamente la sua acqua.

Il volto di Salsomaggiore Terme si costruisce velocemente alla fine dell'800 assumendo uno stile particolare che, se ha caratteristiche comuni alle altre Villes d'Eaux europee, con le quali doveva competere, ha pure peculiarita' che ne segnano l'aspetto attuale, dopo trasformazioni anche profonde.

Se infatti possiamo parlare ancora oggi di Salsomaggiore Terme come citta' Liberty, dobbiamo intendere tale termine nel senso piu' ampio includendovi, accanto ad episodi propriamente Liberty (come la gabbia del Pozzo Scotti e la pensilina dell'ex Grand Hotel des Thermes dovuti ad Alessandro Mazzucotelli) una rigogliosa stagione Deco' di cui l'edificio delle Terme Berzieri e' uno dei campioni piu' straordinari e grandiosi.

A questo si possono aggiungere pesanti interventi eclettico novecenteschi ( come l'edificio delle poste e la Stazione Ferroviaria) fino alle copie, repliche, citazioni che continuano ad essere adoperate come ornamento di balconi, vetrine, arredo urbano pubblico e privato. Una citta', quindi, con una vocazione alla decorazione scenica che inizia nei tempi dei Liberty "storico" - alla fine del secolo scorso - conferendo qualita' estetica ad un paesaggio quasi industriale, fino a costruire con una unita' stilistica propria delle citta' termali europee, una raffinata macchina teatrale dello svago, da vivere piu' passeggiando sui lunghi viali che incontrandosi in piazza come nelle vicine citta' padane.

Oggi la passeggiata per la citta', anche se non ci mostra una citta' museo, ci puo' spingere ad un gioco di letture, di rimandi.
Il volto attuale della citta' del Liberty e' segnata dalla presenza di due monumenti simbolo della citta' termale: le Terme Berzieri (1923) ed il Grand Hotel des Thermes (1900) - oggi Palazzo dei Congressi.
Il primo, faraonico tempio del Deco', fu progettato dagli architetti Giusti e Bernardini con una grandiosita' che la realizzazione finale avrebbe ridimensionato lasciando Giusti l'unico responsabile dell'esecuzione dei lavori unitamente a Galileo Ghini che ne attuo' le decorazioni (anche se il trittico centrale raffigurante il mito salutistico di Igea, e' opera di G.Moroni).
Il secondo, grande albergo di inizio secolo (voluto da Ritz e Pyffer ispirato ad una concezione alberghiera internazionalista) e' carico di riferimenti a culture d'occidente e d'oriente, frutto dell'esperienza nel Siam di Galileo Ghini.
Oltre questi, tanti episodi minori, piu' o meno noti, costituiscono il leit-motiv che rende omogeneo il volto di questa citta'-giardino e che hanno definito in termini scenografici la dimensione europea di Salsomaggiore Terme.


 

 

COLLECCHIO

I primi uomini, provenienti dall'Oriente, abitarono il territorio di Collecchio nell'eta' paleolitica.
La presenza umana aumenta nell’epoca neolitica o della pietra levigata ed ulteriori scavi effettuati a meta' ‘8oo al Torrazzo di Madregolo e sul Poggio di Collecchio hanno dimostrato che '’esistenza di villaggi di palafitte risalenti all'eta' del bronzo. Il disboscamento della zona da parte dell’uomo provoco' nel tempo varie inondazioni, molti villaggi furono sommersi dalle acque del fiume e gli insediamenti umani si spostarono verso le colline. Fra il 1.000 ed il 500 a.C. gli uomini apprendevano l'uso del ferro ed iniziarono i rapporti con gli Etruschi.
Nel 27 a.C. l'Imperatore Ottaviano rase al suolo il paese di Sustrina (antico nome di Collecchio) a causa dei dissidi con Parma che minacciavano il pacifico andamento dell'Impero. Sono evidenti in molte zone del territorio comunale le tracce di centuriazione operata dai romani, sia nella rete stradale sia nella geometria delle colture agricole.
L'attuale paese di Collecchio sorse in era cristiana col nome di “Colliculum” ossia piccolo colle.
Collecchio, nei primi anni dopo la nascita di Cristo, segui' le vicende politiche ed economiche di Parma, in seguito fu sottomesso al potere temporale dei Vescovi di Parma. In diverse pergamene depositate presso l'Archivio di Stato di Parma risulta come nel territorio di Collecchio fosse prevalente l'attivita' agricola.
Il ritrovamento di sepolture longobarde, risalenti all'alto medio evo, attesta la presenza di quel popolo sul territorio collecchiese, ma ancora piu' forte e' a quel tempo l'organizzazione religiosa confermata dalla presenza di due importanti Pievi di Collecchio e di Madregolo oltre ad ospizi per pellegrini (xenodochi) a servizio della strada che conduceva verso Luni e Roma, chiamata di "Monte Bardone" ed in seguito "Via Francigena".
Nei documenti gia' nell'XI secolo si parla di "Castrum" e "Curte": probabilmente si trattava di edificio, abitato dal feudatario, munito da mura che recintavano il centro abitato, mentre fuori stava la corte con fattorie e coltivazioni agrarie. Alcuni storici individuano tale edificio nella villa ora Paveri, all'epoca di proprieta' della famiglia Dalla Rosa.
Nel 1300 si parla ancora di castelli nel territorio di Collecchio legati alla famiglia Rossi. Nel 1335 Parma cadde in mano agli Scaligeri che distrussero il "Castello di Collecchio".
Tra il 1200 ed il 1500 Collecchio fu luogo di battaglie tutte legate alla storia di Parma e ai nomi di Federico II, delle famiglie dei Visconti, dei Rossi, dei Pallavicino e degli Sforza.

Nel 1545 Parma divenne ducato sotto i Farnese. In quel periodo fu istituito il catasto Farnesiano, i cui volumi sono depositati nell'Archivio di Stato di Parma, nel quale si trovava descrizione dei confini del paese, del nome delle varie localita' e dei relativi proprietari.
Nel 1777 Collecchio fu eretto a feudo in favore della famiglia Dalla Rosa-Prati.
Nel 1796 Napoleone incorporo' Parma all'Impero Francese nacque il Comune o "Mairie" poiché all'epoca i documenti ufficiali erano redatti in lingua francese.
In quel periodo solo i nobili maschi potevano prendere parte alla vita Amministrativa del paese elementi popolari entrarono in comune durante la prima guerra mondiale.
Nel 1800 Collecchio fu colpita da diverse epidemie di colera di cui due particolarmente gravi. L'unico modo per sconfiggerle era vivere igienicamente, mangiare a sufficienza e non vivere in stretto contatto con i malati: In realta' la miseria obbligava a vivere in mezzo alla sporcizia, il nutrimento era scarso e si viveva numerosi in spazi ristretti.
A seguito del plebiscito avvenuto fra il 14 ed il 21 agosto del 1859 il Comune di Collecchio fu annesso al Regno di Sardegna sotto il

Governo Costituzionale di Vittorio Emanuele II.
Il nuovo governo di Roma, per incrementare le entrate, ideo' la tassa sul macinato.
Nel 1869 a Collecchio ci fu una manifestazione contro questa tassa alla quale parteciparono contadini provenienti da tutti i paesi circostanti. La rivolta fu pero' immediatamente sedata dai carabinieri ed alcuni fra i responsabili furono arrestati.
Verso la fine del 1800 nacquero le prime industrie agroalimentari che costituiscono tuttora l'asse portante dell'economia della zona (Food Valley). I collecchiesi si trasformano cosi' da agricoltori o piccoli commercianti in industriali del pomodoro, salumieri e casari, a produttori di barbabietole, cipolle - lavorate poi altrove - ed uve adatte ad una vinificazione di pregio, specie nella zona collinare di Gaiano ed Ozzano Taro.

Curiosita':
Tra il 1859 e il 1892 fu segretario comunale di Collecchio il poeta dialettale e noto burattinaio Domenico Galaverna (1825-1903). Fin dal 1852 Galaverna aveva iniziato a pubblicare il lunario “Battistein Panada” che raccontava in rime il periodo storico che si stava vivendo attraverso le vicende del protagonista e dei componenti della sua famiglia.
L’Amministrazione  Comunale di Collecchio in occasione del centenario della morte del poeta ha deliberato il riconoscimento ufficiale della maschera di Battistein Panada come maschera rappresentativa del Comune di Collecchio.
Domenico Galaverna fu inoltre l’ideatore dell’attuale stemma del Comune di Collecchio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BORGO VAL DI TARO

Le prime notizie che abbiamo trovato della musica risalgono al 25 gen. 1582: nei Convocati della Comunita' di Borgotaro si legge infatti che, per la solennita' di S. Paolo, "si facci cantare una Messa solenne in detto giorno et che si facci la processione generale con fare gazzeria", termine che, secondo il Vocabolario della Crusca (Ve, 1763), stava a indicare "suono di strumenti bellici per allegrezza". Nel nov. 1614, in occasione della visita del duca Ottavio Farnese e di 2 cardinali che attraversarono a piedi la citta', il governatore, in una lettera a Ranuccio I, riferiva che camminando sempre avanti li pifferi suonavano allegramente.

Alla meta' del 700 esisteva un Teatro, in quanto l'8 dic. 1733 "gli associati" chiedevano che venissero date istruzioni al comandante del paese per matenere la pubblica tranquillita' negli spettacoli del prossimo carnevale (A.S.Pr, Spettacoli e Teatri Borbonici, b. 1). Troviamo pari richiesta nel 1768. Un nuovo Teatro fu costruito da una societa' costituitasi a questo fine (decreto 5 feb. 1812) nell'area della chiesa e di parte del soppresso convento delle Francescane, che in epoca napoleonica era stato adibito a tribunale. Alla costruzione, terminata 8 anni dopo, concorsero con sottoscrizioni per l'acquisto dei palchetti tutti i possidenti della citta'. La G.Pr del I gen. 1820 scriveva che "alcune persone, preso il nome di socj filodrammatici, fanno costruire un Teatro capace di non piu' che 700 spettatori, ma per l'elegante e solida sua forma assai bello. Il signor Giuseppe Bertoluzzi, professore di prospettiva e d'ornato nella Ducale Accademia delle Bell'Arti ne fece il disegno. I lavori poi furono diretti da un Parmigiano impiegato nella Delegazione Ducale del valtarese, il quale eziandio che insegnė per piu' anni in una casa di utile educazione l'Architettura diede a vedere, senza farne pompa, di saperla non poco. La sala e gli scenarj dipingonsi dal sig. Alessandro Cocchi, valente pittor teatrale". Con decreto I ago. 1833 il Teatro venne dichiarato comunitativo, e la gestione passė al Comune. Alla direzione fu preposta una deputazione di 5 membri presieduta dal podesta', mentre gli altri erano palchettisti. La liquidazione dei vecchi conti, che peraltro presentavano notevoli utili, dette luogo a dispute tra i cessati e i nuovi amministratori. Nel gen. 1837 venne approvato il regolamento: "Il Teatro si aprira' almeno due volte all'anno, l'una a carnevale e l'altra al tempo della Fiera e solennita' della Madonna del Carmine". Il Teatro costituď un centro culturale e ricreativo, essendo al centro della vasta area da Parma al mare, e fu sede di spettacoli di ogni genere: dalla lirica all'operetta, dai concerti alla prosa, dalle feste popolari all'arte varia. Visse un fulgore particolare alla fine del secolo, in concomitanza con i lavori della ferrovia Parma - Spezia: in quel periodo si dettero oltre 30 spettacoli all'anno con compagnie di primo piano italiane e straniere. In una lettera del 3 mar. 1894 il Comune indicava il numero massimo dei biglietti che potevano essere staccati: 80 per il loggione, 220 per la platea, 120 per i palchi. Questi erano 28 in due ordini, piu' un palco d'onore da 8 posti.

Sappiamo, a riprova dell'esistenza di una notevole vita musicale, che alla fine del XVIII sec. prestava servizio a Borgotaro, quale maestro di cappella e docente di musica, Carlo Gervasoni (Milano, 4 nov. 1762 - Borgotaro, 4 giu. 1819), autore del volume Nuova teoria di musica (Pr: Blancon, 1812). Gervasoni, attivo a Borgotaro dal 1787 alla morte, oltre a dare notizie dei suoi rapporti con le maggiori personalita' musicali del tempo, ricordava che, prima di lui, insegnanti di musica e maestri della cappella della matrice erano stati dal 1772 il veneziano Carlo Mischiatti, seguito da Vincenzo Baruffaldi da Viadana. Lui istruiva un notevole gruppo di allievi, per i quali pagava Silvio Piccinardi, mentre un altro era sovvenzionato da don Vincenzo Marchini. Scriveva inoltre che era fiorente un'orchestra di Filarmonici "degna veramente d'una piu' grande citta'", diretta egregiamente dal violinista Francesco Piccinardi. Alla morte del Gervasoni seguirono una quindicina di anni di 'squallore'. Il Molossi, nel Vocabolario topografico del Ducato pubblicato in quegli anni (p. 607), rilevava l'esistenza di una Scuola di musica, mentre la G.Pr del 22 lug. 1833 riportava che si era tenuta al Teatro di Borgotaro "un'accademia di musica vocale e strumentale a profitto del maestro Ferdinando Savazzini, chiamato la' da piu' mesi". Vennero eseguite composizione "quali create, quali ridotte" dal maestro mentre suonarono alunni e dilettanti con vivo successo. Il 22 gen. 1834 e' riportato che, durante il carnevale, in Teatro suonava "ogni sera una piccola sď, ma scelta orchestra, composta di alunni e in massima parte di dilettanti, parecchi de' quali appartengono a distinta classe d'impiegati. Cosiffatto eletto stuolo di giovani filarmonici viene egregiamente diretto per la esecuzione dall'espertissimo primo violino signor Conte Nasalli ed e' guidato poi nel non facile aringo con ogni maniera di cure e di ammaestramento dal valoroso e generoso Maestro di musica signor Ferdinando Savazzini parmigiano, che abbiamo la fortuna di qui possedere, e cui e' veramente dovuto se dopo un trilustre squallore nella citta', che siede prima nel Valtaro, ha potuto rifiorire l'arte musicale, fonte preziosa di civilta' e d'ogni gentil costume". La sera del 29 mag. 1836, in occasione della visita di Maria Luigia, i Filarmonici, rinforzati da elementi fatti venire da Parma, dettero un'accademia strumentale al Teatro Comunitativo. Non sappiamo il nome del maestro, in quanto Savazzini si era trasferito nel 1835 a Monticelli d'Ongina: probabilmente era il Lamberti. La G.Pr del 4 set. 1839 ci fa sapere che era aperto il concorso per il posto di organista e maestro di cappella: la retribuzione offerta era di 500 lire annue dalla Fabbrica, di 200 dal Pio Istituto Manara per insegnare a 3 alunni, ed erano previste altre 100 lire circa provenienti da funzioni varie e alunni privati. Non conosciamo l'esito, ma la G.Pr del 26 set. 1844 scrive che il maestro della scuola era Valentino Guido Austri. Nell'A.S.Pr (Dipartimento Grazia, Giustizia e Buongoverno, b. 646) si trova la pratica relativa all'istituzione di una Societa' Filarmonica. In una lettera del prefetto di Borgotaro del 22 ott. 1856 si legge che "evvi stabilito in questa citta' un maestro di musica, diversi giovani istruiti in quest'arte si riuniscono o per passatempo e per viemmeglio istruirsi o per Feste religiose nelle chiese o per giorni di esultanza. Direbbesi perciė essersi formata in fatto una Societa' Filarmonica". Si richiedeva pertanto l'autorizzazione di una regolare istituzione, sia per non contravvenire all'art. 287 del codice penale, che vietava le riunioni non autorizzate oltre un certo numero di persone, sia per avere la certezza delle regole. Il Ministero autorizzė le adunanze per predisporre il regolamento da sottoporre all'approvazione. Il 15 dic. 1857 i Filarmonici approvarono un progetto in 87 articoli predisposto da una commissione. L'imminente inaugurazione della stagione teatrale era uno degli stimoli per poter avere "variati e piu' graditi i futuri serali divertimenti". Dato che occorreva approfondire lo studio della musica, necessitava nominare un nuovo istruttore o impegnare quello attuale, che al momento si prestava disinteressatamente. Questi era stipendiato dall'opera parrocchiale e dall'Istituto Domenico Manara. Il regolamento della Societa' Filarmonica prevedeva 2 categorie di soci: i contribuenti, che giunsero al numero di 70, e i filarmonici, che erano 14; i compiti di un ispettore "che dovra' essere intelligente di musica": sorvegliare l'istruzione, fissare gli orari delle lezioni e delle prove, scegliere i programmi, vigilare sul maestro, esprimere giudizi di idoneita' a far parte dei concerti, curare l'archivio, proporre l'acquisto degli strumenti e le riparazioni; del maestro che, oltre all'istruzione e alla direzione delle esecuzioni, doveva impartire l'insegnamento teorico e copiare le musiche. Il 21 apr. 1858 la Societa' Filarmonica venne approvata e il 16 mag. fu nominato maestro quello che era gia' il docente della scuola di musica, il piacentino Valentino Guido Austri, che rimase fino al 1863. Nell'illustrazione di un programma, leggiamo che aveva le mansioni di organista, di maestro della Scuola di musica, di direttore della banda, e di concertatore dell'orchestra in teatro durante la stagione di carnevale e della Fiera. Il 18 ott, per sopperire in parte alle spese, che erano interamente a carico dei soci, l'Anzianato deliberė un contributo di 200 lire annue: pari cifra fu concordata con l'Opera parrocchiale al fine di disporre della musica per le funzioni principali. Nel 1861 la banda prese il nome di Banda Nazionale e nel 1863 di Banda Civica. A successivi adeguamenti (che ignoriamo) faceva riferimento la Statistica del 1872, quando riporta il 1866 come data della costituzione. Il I gen. 1880 venne nominato maestro il bergamasco Giulio Mosconi: originario di Leffe, aveva studiato negli istituti musicali di Bergamo prima, di Perugia poi. Maestro di cappella a Orvieto, vi ebbe allieva la figlia di un consigliere comunale. Quando lui vinse il concorso a Borgotaro, si sposarono, ma la donna morď di tisi dopo un anno. Ottimo organista, autore di diverse composizioni, la sua fama era tale che, per ascoltare i suoi virtuosismi sul Serassi di S. Antonino, la gente accorreva da tutta la Valtaro. Gli anni di Mosconi furono fecondi anche per la scuola e la banda: se alla prima si formarono il flautista Giuseppe Brugnoli, il contrabbassista Aristeo Brugnoli, Giovanni Devoti (docente di canto a Genova), Cesare Ferrari (cornettista attivo all'estero), il livello artistico conseguito dalla banda fu eccellente, tanto che vinse il concorso dell'Esposizione di Parma del 1887 e la medaglia d'argento dorato al concorso nazionale di Genova del 1892. Alla morte del Mosconi (estate 1901), Ildebrando Pizzetti, neo diplomato al Conservatorio di Parma, presentė domanda al Comune per essere nominato docente: gli venne preferito altro concorrente, il Galaverna. Il corpo musicale si sciolse durante la I guerra mondiale e negli anni 20 se ne costituirono due: l'Imbriani, diretto da Vincenzo Gasparini, e il Mosconi da Eugenio Forni. La vita del primo fu breve, e i suonatori confluirono nella banda Mosconi. Le prove si svolgevano nelle sale superiori del vecchio teatro. Nel 1925, in occasione del congresso eucaristico, la banda dette ottima prova in un concerto in teatro, tanto che si guadagnė una gita premio a Varese Ligure. La Banda Mosconi rimase attiva fino al 1944, per ricostituirsi nel 1946. Nei primi anni 60 sospese l'attivita', per ricomporsi nel 1967. I maestri che si sono succeduti sono: Valentino Guido Austri (prima del set. 1844-1863); Domenico Belli (1863-1872); Giacomo Bottarelli (I gen. 1878-31 dic. 1879); Giulio Mosconi (I gen. 1880-31 ago. 1901); Italo Baldi (I set. 1901-31 dic. 1901); Italo Galaverna (I giu. 1902-31 mag. 1905); Italo Baldi (I gen. 1906-31 ago. 1908); Arturo Delnevo (1912-1914); Vincenzo Gasparini e Ulisse Murena (1920-1923); Eugenio Forni (1923-1925); ... Belardi (1925-1926); Nino Rocchi (1926-1927); Giuseppe Musini (1928-1930); Mario Calise (I ago. 1931-31 lug. 1933); Alberto Pioppi (I giu. 1934-31 gen. 1944); Walter Brindani (I ago. 1946-31 dic. 1974 con interruzioni); Pietro Bozzia (I gen. 1975-31 dic. 1976); Adua Viotti Marusi (I gen. 1977-10 ott. 1981); Orlando Bricca (I nov. 1981-5 ott. 1982); Vittorio Zucconi (6 gen. 1983-30 ago. 1985); Mario Zecca (I set. 1985-31 ago. 1987); Francesco Baroni (I nov. 1987-30 set. 1988); Pietro Conforti (dal I mar. 1989). Nel 2004 e' diretta da Francesco Zarba, collaborando spesso con il complesso di Fornovo, diretto dallo stesso maestro.

Nella matrice di S. Antonino, costruita tra il 1651 e il 1658 su disegno di Cristoforo Rangoni, detto il Figurello, nel 1681 fu istallato un organo costruito da Domenico e Lorenzo Poncini. Attualmente nella retrofacciata, in una bella cassa intagliata nella prima meta' del 700, vi e' un magnifico organo costruito nel 1795 da Andrea e Giuseppe Serassi di Bergamo, considerato "uno dei piu' preziosi esempi dell'arte organaria italiana", restaurato nel 1814 e nel 1829. Rifatto nel 1877 da Carlo Serassi con il riutilizzo della cassa e delle canne, in epoca piu' recente ha subito alcune alterazioni e nel 1976 e' stato ripristinato dalla ditta Tamburini, usando come guida al restauro la descrizione particolareggiata del 1796 che ne aveva fatto nella Nuova teoria di musica il Gervasoni. Nella chiesa di S. Domenico nel 1567 era stato collocato un organo forse di Graziadio Antegnati. Nel 1785 vi fu costruito un organo Serassi, ora disperso. Nella chiesa della frazione di Baselica vi e' un organo Rotelli di Cremona, inaugurato il 22 ago. 1931, revisionato nel 1993.


Considerata la "capitale" della Val Taro, si estende in un'ampia conca sulla sinistra del Taro. Il territorio, sottoposto fino al XII sec. alla giurisdizione del Monastero di Bobbio, passė nel XIII sec. ai Fieschi che mantennero il controllo di Borgotaro fino al '500, quando furono spodestati da Pier Luigi Farnese: Alla morte del Farnese il governo passė ai Landi, con conseguente annessione del territorio al Ducato di Parma. In tempi recenti questa zona e' stata teatro di molte azioni partigiane. La parrocchiale di S. Antonino, edificata tra il 1644 e il 1667 sui resti di una precedente chiesa del XII secolo, al suo interno e' ancora possibile ascoltare le antiche note di un organo Serassi risalente al 1700.
Sulla piazza di S. Antonino si trovano anche l'unica torre superstite dell'antica rocca e l'imponente ex ospedale, ora Palazzo Tardiani. Nella chiesa di S. Domenico, risalente al 1400 e restaurata nel XVI sec., notevoli dipinti. Alla chiesa di S. Rocco appartengono le stazioni della Via Crucis del napoletano Gaspare Traversi (meta' del '700).
Nella parrocchiale di Porgigatone e' conservato uno splendido Crocefisso coi SS. Pietro e Paolo di Giovanni Lanfranco.
Nei boschi di castagni e faggi che si estendono nel territorio comunale le particolari condizioni climatiche favoriscono la crescita di ricercati funghi, soprattutto porcini, questi preziosi frutti del sottobosco costituiscono la base della cucina tipica e rappresentano una voce importante nell'economia locale.

 

BUSSETO

Busseto e' considerata tradizionalmente la patria di Giuseppe Verdi, anche se e' noto che il «cigno di Busseto, nacque nella piccola frazione Roncole. Importante centro agricolo della bassa parmense, la cittadina (m 40, ab. 6964;) e' ricca di storia e di tradizioni: di origine carolingia, fu per lungo tempo capitale del piccolo stato dei Pallavicino, che ne detennero il dominio dal X al XVI secolo, quando divenne parte del ducato farnesiano; nel '400, periodo di maggiore fioritura, fu dotata di statuti e, nel 1533, Carlo V la insignď del titolo di citta'.
Il nucleo centrale, fortificato, conserva l'antico impianto ortogonale, mentre delle mura che cingevano la citta' e delle due porte - una verso Fidenza e l'altra verso Cremona - restano soltanto tretorrioni con beccatelli nel lato meridionale.Piazza Giuseppe Verdi (A2). Delimitata dalla Rocca, dalla collegiata di S. Bartolomeo, dal palazzo del Comune, e dominata dal monumento in bronzo dedicato al musicista, (opera dello scultore Luigi Secchi, inaugurata nel 1913), si apre al centro dei nucleo storico, risalente al XII secolo. La Rocca, edificata verso il 1250 e fortificata nel secolo XV con sei torrioni circolari, fu completamente rifatta nel XIX secolo a imitazione dello stile gotico: presenta due torri angolari merlate, la cinquecentesca torre dell'Orologio al centro, e un portico a bifore ornate di fregi e medaglioni in cotto. Nell'interno hanno sede il Municipio e il Teatro Verdi. Collegiata di S. Bartolomeo (A2). Eretta nel 1437-50 sui
ruderi della trecentesca chiesa di S. Nicolė e rimaneggiata nel '700, sorge lungo il lato orientale di piazza Verdi. Nella gotica facciata si osservino il portale rinascimentale con decorazioni in cotto, il rosone, e una lapide dei 1584 che ricorda l'incontro tra il papa Paolo III e l'imperatore Carlo V, avvenuto a Busseto nel 1543. L'interno e' decorato da eleganti stucchi di gusto rococė: nella 1a e nella 4a cappella destra, si ammirano due opere di G.B. Draghi, rispettivamente la tela dell'Assunta (1704) e l'affresco che orna la cupola, raffigurante anch'esso l'Assunta; sempre nella 4a cappella i 15 tondi coi Misteri del Rosario sono attribuiti a Vincenzo Campi. Degli affreschi di Michelangelo Anselmi che ornavano la 4a cappella sinistra rimangono le figure monumentali di sette Padri e dottori della Chiesa, inquadrati da una ricca architettura dipinta. Dalla navata destra si accede all'oratorio della SS. Trinita', originario del XII secolo, dove si puė osservare sulla parete del coro la Trinita' con le Ss. Lucia e Apollonia, opera del 1579 di Vincenzo Campi.Sul lato meridionale di piazza Giuseppe Verdi prospetta il palazzo del Comune (A2), edificio dei XV secolo che conserva un pregevole fregio in cotto nel cornicione. In piazza S. Maria sorge invece la chiesa di S. Maria Annunziata (A2), ricostruita nel 1804 secondo il gusto neociassico del tempo, che custodisce all'interno una bella Annunciazione di Vincenzo Campi, dipinta nel 1581. Via Roma (A-B2). Lungo questa strada a portici, che collega piazza Verdi a corso
Pallavicino, si allineano importanti luoghi di memoria verdiana. Dopo aver superato, al N.115, un palazzetto quattrocentesco con due ordini di finestre e decorazioni in cotto, si incontra palazzo Barezzi (visite: Gennaio, Febbraio, Novembre, Dicembre domenica e festivi 10:00/12:30 - 14:30/17:30 feriali su prenotazione per gruppi (min.15 pax) da Marzo a Ottobre da martedď a domenica 10:00/12:30 - 15:00/18:30), casa del suocero di Verdi, nonché suo primo mecenate, dove il salone al primo piano e' sistemato con arredi e oggetti d'epoca. Palazzo Orlandi, un tempo proprieta' di Verdi, e' sede del Museo dei Cimeli verdiani (visite: aprile-settembre, ore 9.3012.30 e 15-19; ottobre, novembre e marzo, ore 9.30-12, 14.30-17; chiuso in dicembre, gennaio e febbraio), che raccoglie decorazioni, quadri, strumenti musicali e documenti legati al musicista. Sempre lungo via Roma si trova il palazzo del Monte di Pieta' (1679-82), sede della biblioteca del Monte, istituita nel 1768, cui si accede da una porta laterale: con i suoi oltre 35 000 volumi, disposti in scaffalature seicentesche provenienti dal collegio dei Gesuiti, e alcuni rari incunaboli, e' la seconda per importanza della provincia.
   
 Villa Pallavicino (BI). Preceduta da un monumentale padiglione d'ingresso in stile rococo',sorge al termine di un viale alberato che si stacca a destra di corso Pallavicino, ormai al di fuori del nucleo storico di Busseto. Al centro di un ampio giardino, cinto tutt'intorno da un fossato, si innalza l'interessante complesso cinquecentesco, attribuito al Vignola, formato da cinque corpi disposti a scacchiera e comunicanti tra loro attraverso loggiati passanti; gli affreschi della volta e delle lunette del corpo centrale risalgono agli ultimi anni del XVI secolo. All'interno della villa e' allestito il Museo Nazionale Giuseppe Verdi, www.museogiuseppeverdi.it.

Mobili antichi, dipinti e ceramiche sono conservati nelle sale del corpo anteriore destro, le cui volte sono decorate da affreschi attribuiti a Ilario Spolverini e da stucchi
realizzati nei primi anni del '700. Nel corpo anteriore sinistro della villa le sale sono affrescate da G.B. Draghi e ornate di stucchi settecenteschi; la piccola ed elegante cappella, decorata di stucchi barocchetti, la sala adiacente, con alcova riccamente stuccata, custodiscono numerosi cimeli di Verdi, tra cui una spinetta dell'inizio del XIX secolo. Una scala con pregevole ringhiera in ferro battuto porta agli ambienti del primo piano, anch'essi decorati da raffinati stucchi del '700 e affreschi di G.B. Draghi, nei quali, oltre a opere e arredi dei secoli XVII-XIX, si trova una ricca collezione di opere di Isacco Gioacchino LevI pittore locale.

    S. Maria degli Angeli (C 1). Quasi di fronte alla villa si erge il gotico complesso francescano, eretto tra il 1470 e il 1474 per volere dei figli di Orlando Pallavicino, Gianlodovico e Pallavicino. All'esterno
si noti il bel portale con fregio in terracotta e le absidi poligonali.
L'opera piu' importante custodita nello spoglio e severo interno e', in fondo alla navata sinistra, il Compianto su Cristo morto , gruppo in terracotta policroma realizzato nel 1476-77 da Guido Mazzoni: la tradizione vuole che nelle sembianze di Giuseppe d'Arimatea e di Nicodemo siano ravvisabili quelle di Gianlodovico e Pallavicino Pallavicino. Nell'ultima campata della navata destra. il frammento di un affresco staccato, raffigurante Cristo caduto sotto la croce e la Veronica, e' attribuito ad Antonio Campi.
 

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